NUMERO 3

DAMMI IN PASTO AL MARE

di ANDREA CASSINI

«Lasciamo morire il fuoco» disse Fa’tu. «Sta per cominciare».

Stavano seduti sulla spiaggia, le gambe incrociate, gli occhi persi verso l’orizzonte marino. Sulla superficie dell’acqua, notò Ashe, la luce delle stelle si rifrangeva come su uno specchio; tirando un filo intorno a ogni punto si sarebbero potute disegnare le costellazioni e i sentieri celesti.

Anche quella striscia di sabbia era un brulicare di luci. Centinaia di piccoli fuochi come il loro, racchiusi in cerchi di rocce; le fiamme languivano soffocate dalle braci e i volti degli uomini si nascondevano nell’ombra. 


DIVINAZIONE

di NELSON STANLEY

Mia madre poteva farlo con le macchie di Rorschach delle foglie di te, o con la mappa della metro dei tuoi palmi, o con i nodi che si formavano su un laccio. Lo poteva fare con le schegge di colore ai bordi delle tue iridi: ti stringeva le mani nelle sue, indurite dal lavoro, e gettava indietro la testa socchiudendo gli occhi per scrutarti a fondo nell’anima.

Poteva farlo con le carte, se proprio doveva, se ti riteneva il tipo da farsi colpire da certe scene: erano normali carte da gioco.  


LA TUA DANNAZIONE SARÀ ETERNA

di HADEER ELSBAI

Il cadavere nella vasca inizia a puzzare.

L’ho guardato per ore, cercando di dimenticare che fino a poco fa era lui e non un corpo, ma non sembra funzionare.

Quando è morto l’ho trascinato nella vasca lasciando una scia di sangue fra i miei tappeti marocchini di importazione, un regalo di mia suocera. Ho sollevato il corpo, pesante come cemento, il che significa che ho dovuto praticamente abbracciarlo. Il vestito mi si è impregnato di sangue sul davanti.


LA STANZA FREDDA

di GIUSEPPE CONGEDO

La testa del morto entrò nell’abitacolo dell’auto fracassando il finestrino del lato passeggero.

Una pioggia di frammenti di vetro si riversò all’interno. Nella pallida luce lunare filtrata dal parabrezza scintillarono come stelle affilate; una visione affascinante da un lato, quasi poetica dall’altro.

Elia afferrò la faccia del cadavere con la mano destra. Le dita affondarono nella carne marcia fin quasi a scomparire. L’odore era terribile. La sensazione al tatto, quasi infernale.

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