MARIO E ALFREDO

di ANDREA BERNESCHI

Forse, e dico forse, se quel giorno Mario non fosse tornato stupidamente nella mia officina, se si fosse rivolto a un altro, o semplicemente avesse pensato di farsi vedere dal Pronto Soccorso più vicino, tutto quel casino di cui avete letto nei giornali non sarebbe successo.

Forse, ripeto.

Perché io sono fatto a modo mio, ho i miei vizi e tutti lo sanno. Ma arrivare a combinare un tale macello…

Mario è mio fratello, e per molti anni abbiamo lavorato insieme. Compagni di chiave inglese e cacciavite. Appaiati come i cavi delle batterie: positivo e negativo. Sincronizzati come i movimenti dei tergicristalli, ci muovevamo simultaneamente senza mai uno scontro. Poi tra noi è successo qualcosa.

Io sono il primogenito, il più alto, il più robusto, e soprattutto quello che nostro padre ha scelto come successore e nuovo capo dell’officina. Lui? Un ragazzetto gracile e insignificante, ma furbo come una scimmia, pieno di energia.

Sgobbavamo entrambi sotto gli occhi del vecchio brontolone. Proclamava a gran voce che non avrebbe fatto alcuna differenza tra noi e gli altri suoi operai: si era fatto da sé, col sudore della fronte, passando i pomeriggi con la testa sprofondata nei cofani aperti, o sotto le carrozzerie, sdraiato su un pezzo di cartone sporco: nessun trattamento di favore, per noi due. Avremmo arrancato lungo la stessa strada di fatica e sacrifici. Non erano parole al vento: le manteneva, eccome se le manteneva! Anzi, era più facile che sbraitasse e imprecasse contro noi che contro gli altri, se qualcuno aveva versato l’olio per terra o se per sbaglio la vettura di un cliente risultava danneggiata.

Continua su Il Buio, numero 4

Andrea Berneschi è nato ad Arezzo nel 1977. Fa pare della redazione della webzine Filmhorror.com ed è membro della Horror Writers AssociationHa pubblicato con NeXT, Dunwich Edizioni, I Sognatori, letteraturahorror.it, Esescifi, Vincent Books, Letterelettriche, Watson Edizioni.

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