LA TUA DANNAZIONE SARÀ ETERNA

di HADEER ELSBAI

traduzione di Stefano Paparozzi

Il cadavere nella vasca inizia a puzzare.

L’ho guardato per ore, cercando di dimenticare che fino a poco fa era lui e non un corpo, ma non sembra funzionare.

Quando è morto l’ho trascinato nella vasca lasciando una scia di sangue fra i miei tappeti marocchini di importazione, un regalo di mia suocera. Ho sollevato il corpo, pesante come cemento, il che significa che ho dovuto praticamente abbracciarlo. Il vestito mi si è impregnato di sangue sul davanti.

Dopo mi sono concessa un momento per riprendere fiato, ma dato che non riuscivo a sopportare il tocco del vestito insanguinato sul corpo mi sono spogliata e sono rimasta con addosso solo le calze nere e il reggiseno rosa. Con le mani un poco tremanti mi sono accesa una sigaretta e mi sono rannicchiata sulla tazza, le ginocchia strette al petto.

Adesso, ore dopo, mi sono fumata un pacchetto intero di Cleopatra e mangiata la maggior parte delle unghie. Devo sputare dello smalto nero masticato.

Il corpo ha una contrazione così violenta da scivolare ancora di più nella vasca, io scatto all’indietro e quasi cado dal gabinetto. Fisso il corpo per un minuto intero, poi sospiro perché non accade nulla. Mi sistemo, siedo a gambe incrociate, l’ultima sigaretta che mi barcolla fra le dita, e continuo a guardare il corpo in cagnesco come fosse un problema di matematica da risolvere. Le gambe mi si contorcono frenetiche e non riesco a controllarle.

È l’attesa, più che tutto il resto. Attendere significa noia, e la noia porta a pensare, e pensare porta a pensare troppo, e pensare troppo significa che dubbi, ansie e paura si insinueranno negli angoli incustoditi della mente e mi faranno a pezzi da dentro.

Odo un pianto fantasma provenire dalla camera da letto, e per poco l’istinto non mi fa correre lì prima di ricordarmi che il mio bambino è al sicuro a casa di mia suocera per il weekend.

Mi vibra il telefono, onde sonore che grattano la ceramica. Metto via la sigaretta e recupero il cellulare dal lavandino. Il messaggio sullo schermo è: “Prova?”

Faccio una foto al corpo nella vasca. I suoi occhi mi fissano vuoti mentre si spegne il flash.

Meno di un minuto dopo che ho inviato l’immagine, ricevo la risposta: “3:45. Strada 9, Maadi. Deco Cafe. Aspetta fuori. Vestito bianco.”

Continua su Il Buio, numero 3

Hadeer Elsbai è una scrittrice e libraia egiziana/americana, cresciuta alternando il Cairo e il Queens. Oltre a scrivere, a Hadeer piacciono i gatti, la TV, i più sinistri abomini, e definirsi una cairota. Come ogni ragazza apolide, è ossessionata dai mango. Su Twitter è @HadeerElsbai, e il suo sito è hadeerwrites.wordpress.com.

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