LA STANZA DELLE CROCI

di FLAVIO TORBA

Ci sono diversi modi di essere cattive madri, pensò la dottoressa Sarto. Potrei essere un’alcolizzata che picchia la figlia una sera sì e l’altra pure. Una ludopatica che si dimentica di lei in auto quando va a giocare alle slot. Oppure avrei potuto abbandonare Antonia appena nata.

Milena sospirò. L’ultima soluzione le sembrava la più facile: far sì che quel buono a nulla di Pietro ottenesse l’affidamento.

Invece ho scelto la via più lunga.

Fece entrare con cura la Mercedes nel posto a lei riservato. Il parcheggio era vuoto, a parte la disastrata monovolume di Paolo. Il solo pensare alla guardia, con cui avrebbe dovuto condividere il laboratorio per tutta la notte, le fece fare una smorfia nauseata. Vide nello specchietto retrovisore le rughe intorno alla bocca incresparsi. Erano le prime che iniziavano a farsi notare.

Nasciamo. Studiamo. Sperimentiamo. Se siamo fortunati scopriamo qualcosa di più. Invecchiamo e moriamo.

Il trillo del cellulare la fece sobbalzare. Rovistò per una paio di secondi nella borsa prima di trovare il dannato aggeggio, annaspando in mezzo a blocchi di appunti e cancelleria varia mentre il Bolero di Ravel continuava a chiamarla. Rispose senza guardare il numero, temendo di non fare in tempo.

«Pronto, Milena?» disse una voce arrochita dall’altro capo.

La dottoressa Sarto sospirò.

«Sì, mamma. Che c’è?»

Continua su Il Buio, numero 4

Flavio Torba non esiste, ma ciò non gli impedisce di raccontare l’orrore. A voler cercare bene, però, si potrebbe trovare un ingegnere con velleità letterarie che opera nelle desolate Terre Meridionali. Ma questa è un’altra storia. Ha pubblicato racconti su Verde Rivista, La Nuova Carne e Reader For Blind. Ha un romanzo in cantiere e altri abomini in testa.

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