IL NIDO

di REDA WAHBI

Un primo pugno per il gas aperto. Un altro per la polvere di caffè lasciata su fornelli. Il terzo per aver dimenticato i vestiti sullo stendino e un altro per non aver strizzato bene la spugnetta per lavare i piatti.

Poi mi prende per i capelli: vuole che lo guardi negli occhi prima dell’ultimo pugno. Vuole la mia attenzione, ripulita dalla distrazione del dolore. Un rivolo di saliva gli scivola dai denti stretti, cola lungo il mento ispido e mi cade sul labbro spaccato, mescolandosi al sangue. Ero quasi convinto che il prossimo sarebbe stato per non aver girato la chiavi di tre mandate o per aver dimenticato le mutande in bagno. Mi dà un pugno sullo zigomo, senza mollare la presa sui capelli. Sento l’orbita scricchiolare e qualcosa stracciarsi poco sopra la fronte e, in quel momento, sospetto di avere lasciato il cesso sporco di merda.

«Ora, dimmi perché lo faccio».

La sua voce si spegne in un rantolo stanco mentre si asciuga la saliva dalle labbra.

Mi sforzo di non piangere. Quando piango gli spezzo il cuore, ho letto stamattina, e quando il cuore gli si spezza mi picchia ancora più forte.

«Perché lo faccio, Dario?» mi chiede. Adesso la rabbia è del tutto sparita dalla sua voce. Resta solo qualcosa simile a una supplica.

Continua su Il Buio, numero 6

Reda Wahbi è nato a Formia (LT). Cresciuto a Parma, dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne si trasferisce a Torino, dove consegue la laurea Specialistica in Traduzione.
Scrive sul blog Zeitgeist Hotel (hotelzeitgeist.wordpress.com), casa dell’omonima serie horror/drammatica e di altri racconti.

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