NUMERO 6

IL SELVAGGIO

di ANGELA SLATTER

Il bambino apparve il primo giorno di maggio.

LP se ne stava in cucina a fare i piatti alla bell’e meglio, maledicendo Kurt che si rifiutava di sborsare la grana per una lavastoviglie (“Ce l’ho già e cucina pure”, con pacca sul culo a seguire, era la sua risposta standard) e fissando la vegetazione incolta nel cortile sul retro che si aggrovigliava con l’antica foresta al confine con la loro proprietà.

Fu il movimento a catturare la sua attenzione, lento eppure piuttosto deciso, cauto e nervoso, e presto ci fu un bambino che sgusciava fuori dagli alberi, facendosi strada tra gli arbusti e l’erba alta.


IL NIDO

di REDA WAHBI

Un primo pugno per il gas aperto. Un altro per la polvere di caffè lasciata su fornelli. Il terzo per aver dimenticato i vestiti sullo stendino e un altro per non aver strizzato bene la spugnetta per lavare i piatti.

Poi mi prende per i capelli: vuole che lo guardi negli occhi prima dell’ultimo pugno. Vuole la mia attenzione, ripulita dalla distrazione del dolore. Un rivolo di saliva gli scivola dai denti stretti, cola lungo il mento ispido e mi cade sul labbro spaccato, mescolandosi al sangue. Ero quasi convinto che il prossimo sarebbe stato per non aver girato la chiavi di tre mandate o per aver dimenticato le mutande in bagno.


UNA BARA APERTA

di H. PUEYO

Il generale Estiano mi ha assunto per occuparmi del corpo, ma evita di parlare con me. Le nostre uniche conversazioni si sono svolte al telefono, quando ha insistito sul fatto che questo lavoro avrebbe richiesto la mia completa attenzione e il massimo della cura. «Una questione di famiglia» aveva detto, «sono sicuro che capirà.»

Quello che mi aspettava nella stanza principale della sua casa era un cadavere imbalsamato che riposava in una bella bara di cristallo, pieno di alcol, glicerina e conservanti per conservare nell’aspetto un’illusione di vita.


BRILLA BRILLA, STELLINA

di LUCA GUISO

Avere paura del buio è normale…

Diego si sentì quasi meglio, leggendo quell’articolo su Wikipedia.

…specialmente come fase dello sviluppo infantile. Quando però raggiunge un grado patologico viene chiamata “nictofobia”. È di grande danno all’equilibrio mentale e fisico dell’individuo se non…

Cliccò sulla croce della finestra del browser e spinse via il mouse con un gesto di stizza. Si accoccolò sullo schienale della sedia girevole, ruotandola per guardare fuori dalla finestra della sua stanza, nell’afosa notte estiva. L’aria fresca che giungeva dal lago faticava a disperdere il calore del giorno che saliva dall’asfalto. 

NUMERO 5

LA SPOSA PIANGENTE

di CARRIE LABEN

Il nastro sta ancora registrando? Oh, non si usa più il nastro? Molto furbo. Benissimo.

Ma sul serio, ti sei fatta tutta questa strada per venire a intervistarmi a proposito della mia famiglia e ora ci ritroviamo a parlare di fantasmi! Ora, nel ventunesimo secolo, nel magico secolo del futuro che ci avevano promesso? No. Non credo nei fantasmi, perché la sposa piangente non ci ha mai perseguitato. Dio solo sa che, se c’era qualcuno che aveva tutte le ragioni per farlo, quella era lei. Forse pensi che la questione mi preoccupi, ora che sto per compiere ottantanove anni, ma non è così. Potrebbe sorprenderti, ragazza mia, scoprire che sono decisamente soddisfatta di tutto ciò che ho fatto.


LAS

di LUCA FRANCESCHINI

Las ha trovato il modo di scappare. Finalmente.

Ha atteso questo momento per molto tempo, ora ecco arrivare l’occasione giusta. Tra poco, mentre tutti i suoi aguzzini saranno occupati a mangiare, a godersi l’indigestione, fino a scoppiare. Quando tutti i vermi di carne dormiranno il sonno dell’ingordigia. A banchetto finito, saranno sazi e strafogati, fieri di aver distrutto un branco di mortinsetti. Quando li avranno già ripetutamente ridotti  in poltiglia, digeriti e qualcuno anche defecati, nel silenzio che seguirà all’orgia, per Las sarà facile fuggire dallo spazio in cui è segregato. Ormai in pochi sono rimasti svegli. Ci siamo quasi.


ALDILÀ

di SHARI PAUL

Questa volta, pensa prima di aprire gli occhi, questa volta ha raggiunto Duat.

E per un momento, quasi ci crede. Il profumo si diffonde lentamente dal capo della dea. La polvere del deserto gli graffia il viso prima che venga accuratamente lavata via. E gli incantesimi del sacerdote sono quasi corretti. Se si concentra, può fingere che sia un novizio che sta eseguendo la sua cerimonia per i morti. È la musica che rovina l’illusione.


SINCRONIA

di FABRIZIO DI FILIPPO

Carezzerò la tua pelle bianca, sfiorerò i capelli aridi e poserò un bacio sulle tue labbra gelide.

Poi mi allontanerò.

Le gambe cederanno. I pochi amici presenti mi sosterranno, accompagnandomi alla panca di legno. Da lì osserverò il tuo feretro con occhi asciutti e membra tremanti.

Dopo che tutte le parole saranno pronunciate, ci alzeremo. Serrata nell’involucro eterno, sfilerai sulle tue nuove ruote. Ti vedrò partire per il tuo ultimo viaggio, ti allontanerai, e ancora non riuscirò a piangere.

NUMERO 4

IL LABIRINTO

di DAVID TALLERMAN

Aveva sette anni, e se non avesse visto il cartello non sarebbe successo niente.

La tenuta della baita era ampia, apparentemente illimitata. Erano già stati dentro la casa, avevano pranzato al bar, avevano esplorato sia i giardini inferiori che quelli superiori ed erano risalti fino al lago. Era tardo pomeriggio e c’era una vaga freschezza nell’aria; Laurie era irritabile e le facevano male i piedi. Aveva fatto i capricci per motivi che in seguito non avrebbe saputo ricordare e suo padre aveva deciso che sarebbero tornati all’auto. 


LA STANZA DELLE CROCI

di FLAVIO TORBA

Ci sono diversi modi di essere cattive madri, pensò la dottoressa Sarto. Potrei essere un’alcolizzata che picchia la figlia una sera sì e l’altra pure. Una ludopatica che si dimentica di lei in auto quando va a giocare alle slot. Oppure avrei potuto abbandonare Antonia appena nata.

Milena sospirò. L’ultima soluzione le sembrava la più facile: far sì che quel buono a nulla di Pietro ottenesse l’affidamento.


L’ARCHIVIO DELLA LOGGIA DEI PINI

di MICHAEL WEHUNT

Da: x_ <pinedemon@x.x>

A: Aly Duarte <alyalyoxenfree@gmail.com>

18 dicembre 2017 03:36

Oggetto: L’Archivio della Loggia dei Pini

— Se guardi il video in allegato, ti accorgi già quasi all’inizio che c’è qualcosa che non va. Ma non capisci cos’è. C’è qualcosa di… familiare.


MARIO E ALFREDO

di ANDREA BERNESCHI

Forse, e dico forse, se quel giorno Mario non fosse tornato stupidamente nella mia officina, se si fosse rivolto a un altro, o semplicemente avesse pensato di farsi vedere dal Pronto Soccorso più vicino, tutto quel casino di cui avete letto nei giornali non sarebbe successo.

Forse, ripeto.

Perché io sono fatto a modo mio, ho i miei vizi e tutti lo sanno. Ma arrivare a combinare un tale macello…

NUMERO 3

DAMMI IN PASTO AL MARE

di ANDREA CASSINI

«Lasciamo morire il fuoco» disse Fa’tu. «Sta per cominciare».

Stavano seduti sulla spiaggia, le gambe incrociate, gli occhi persi verso l’orizzonte marino. Sulla superficie dell’acqua, notò Ashe, la luce delle stelle si rifrangeva come su uno specchio; tirando un filo intorno a ogni punto si sarebbero potute disegnare le costellazioni e i sentieri celesti.

Anche quella striscia di sabbia era un brulicare di luci. Centinaia di piccoli fuochi come il loro, racchiusi in cerchi di rocce; le fiamme languivano soffocate dalle braci e i volti degli uomini si nascondevano nell’ombra. 


DIVINAZIONE

di NELSON STANLEY

Mia madre poteva farlo con le macchie di Rorschach delle foglie di te, o con la mappa della metro dei tuoi palmi, o con i nodi che si formavano su un laccio. Lo poteva fare con le schegge di colore ai bordi delle tue iridi: ti stringeva le mani nelle sue, indurite dal lavoro, e gettava indietro la testa socchiudendo gli occhi per scrutarti a fondo nell’anima.

Poteva farlo con le carte, se proprio doveva, se ti riteneva il tipo da farsi colpire da certe scene: erano normali carte da gioco.  


LA TUA DANNAZIONE SARÀ ETERNA

di HADEER ELSBAI

Il cadavere nella vasca inizia a puzzare.

L’ho guardato per ore, cercando di dimenticare che fino a poco fa era lui e non un corpo, ma non sembra funzionare.

Quando è morto l’ho trascinato nella vasca lasciando una scia di sangue fra i miei tappeti marocchini di importazione, un regalo di mia suocera. Ho sollevato il corpo, pesante come cemento, il che significa che ho dovuto praticamente abbracciarlo. Il vestito mi si è impregnato di sangue sul davanti.


LA STANZA FREDDA

di GIUSEPPE CONGEDO

La testa del morto entrò nell’abitacolo dell’auto fracassando il finestrino del lato passeggero.

Una pioggia di frammenti di vetro si riversò all’interno. Nella pallida luce lunare filtrata dal parabrezza scintillarono come stelle affilate; una visione affascinante da un lato, quasi poetica dall’altro.

Elia afferrò la faccia del cadavere con la mano destra. Le dita affondarono nella carne marcia fin quasi a scomparire. L’odore era terribile. La sensazione al tatto, quasi infernale.