ULTIMO NUMERO

LA SPOSA PIANGENTE

di CARRIE LABEN

Il nastro sta ancora registrando? Oh, non si usa più il nastro? Molto furbo. Benissimo.

Ma sul serio, ti sei fatta tutta questa strada per venire a intervistarmi a proposito della mia famiglia e ora ci ritroviamo a parlare di fantasmi! Ora, nel ventunesimo secolo, nel magico secolo del futuro che ci avevano promesso? No. Non credo nei fantasmi, perché la sposa piangente non ci ha mai perseguitato. Dio solo sa che, se c’era qualcuno che aveva tutte le ragioni per farlo, quella era lei. Forse pensi che la questione mi preoccupi, ora che sto per compiere ottantanove anni, ma non è così. Potrebbe sorprenderti, ragazza mia, scoprire che sono decisamente soddisfatta di tutto ciò che ho fatto.


LAS

di LUCA FRANCESCHINI

Las ha trovato il modo di scappare. Finalmente.

Ha atteso questo momento per molto tempo, ora ecco arrivare l’occasione giusta. Tra poco, mentre tutti i suoi aguzzini saranno occupati a mangiare, a godersi l’indigestione, fino a scoppiare. Quando tutti i vermi di carne dormiranno il sonno dell’ingordigia. A banchetto finito, saranno sazi e strafogati, fieri di aver distrutto un branco di mortinsetti. Quando li avranno già ripetutamente ridotti  in poltiglia, digeriti e qualcuno anche defecati, nel silenzio che seguirà all’orgia, per Las sarà facile fuggire dallo spazio in cui è segregato. Ormai in pochi sono rimasti svegli. Ci siamo quasi.


ALDILÀ

di SHARI PAUL

Questa volta, pensa prima di aprire gli occhi, questa volta ha raggiunto Duat.

E per un momento, quasi ci crede. Il profumo si diffonde lentamente dal capo della dea. La polvere del deserto gli graffia il viso prima che venga accuratamente lavata via. E gli incantesimi del sacerdote sono quasi corretti. Se si concentra, può fingere che sia un novizio che sta eseguendo la sua cerimonia per i morti. È la musica che rovina l’illusione.


SINCRONIA

di FABRIZIO DI FILIPPO

Carezzerò la tua pelle bianca, sfiorerò i capelli aridi e poserò un bacio sulle tue labbra gelide.

Poi mi allontanerò.

Le gambe cederanno. I pochi amici presenti mi sosterranno, accompagnandomi alla panca di legno. Da lì osserverò il tuo feretro con occhi asciutti e membra tremanti.

Dopo che tutte le parole saranno pronunciate, ci alzeremo. Serrata nell’involucro eterno, sfilerai sulle tue nuove ruote. Ti vedrò partire per il tuo ultimo viaggio, ti allontanerai, e ancora non riuscirò a piangere.