SINCRONIA

di FABRIZIO DI FILIPPO

Carezzerò la tua pelle bianca, sfiorerò i capelli aridi e poserò un bacio sulle tue labbra gelide.

Poi mi allontanerò.

Le gambe cederanno. I pochi amici presenti mi sosterranno, accompagnandomi alla panca di legno. Da lì osserverò il tuo feretro con occhi asciutti e membra tremanti.

Dopo che tutte le parole saranno pronunciate, ci alzeremo. Serrata nell’involucro eterno, sfilerai sulle tue nuove ruote. Ti vedrò partire per il tuo ultimo viaggio, ti allontanerai, e ancora non riuscirò a piangere. Non lo farò quando vedrò la fossa scavata di fresco. Non ci riuscirò nemmeno quando ti caleranno e la terra inizierà a piovere sulla cassa lucida che ti abbraccia.

Le lacrime arriveranno solo dopo. O forse prima. Prima ancora che tu sia morta.

Piangerò quando non sarò più in grado di distinguere ieri da domani. Piangerò quando penserò di poter fare ancora qualcosa per salvarti e saprò che non c’è niente, assolutamente niente, che io possa fare.   

Laura, ti scrivo una lettera che non ti consegnerò. E non tanto perché conosco data e circostanze precise della tua morte, come anche della mia, ma perché non capiresti, non potresti capire. Ti scrivo per comprendere io stesso, per ancorarmi a qualcosa, mentre tutto attorno a me scivola e scorre da una parte all’altra.

È difficile spiegare qualcosa quando si è perso ogni punto di riferimento. Solo adesso che non mi è più possibile, mi rendo conto di quanto sia importante ordinare ogni evento, ogni pensiero, ogni caso, sia pur accidentale, lungo un’asse temporale. Tutto quanto accade adesso, oppure un’ora fa, domani o ieri l’altro, tra un mese o tre anni fa. Niente succede al di fuori di queste coordinate. Ciò che si trova al di fuori è perso per sempre.

Io sono perso per sempre. Lo sono per mia scelta. Il mio essere si muove fuori da ogni riferimento cronologico, strappato da ogni contesto temporale. Tutto accade, è accaduto, accadrà, nello stesso momento.

Laura ti amo. Ti amerò. Ti ho amata.     

Continua su Il Buio, numero 5

La vita di Fabrizio Di Filippo si snoda, senza apparente equilibrio, tra Firenze, la città in cui è nato nell’estate del 1962 e dove si è laureato in Letteratura italiana, Roma, dove lavora come consulente informatico e Treviso, città in cui vive e scrive.

Dopo essersi a lungo considerato un umanista casualmente prestato all’informatica, ora gli piace vedersi come un informatico prestato alle lettere che si dedica all’antica passione per la letteratura di genere.

Ha pubblicato L’esule dai sogni per Delos Digital e racconti per le raccolte di Giovane Holden edizioni.

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