Numero 2

IL CONTORNO DELLE COSE

di STEVE RASNIC TEM

Peter si risveglia nell’oscurità, in un letto vuoto. Ha di nuovo scalciato via le lenzuola ed è disteso nudo a immaginare di essere pronto per un’operazione chirurgica. Sente il bisogno che qualcuno faccia qualcosa per lui, anche se non sa nemmeno cosa. Ma i dottori non arrivano mai neanche nei sogni e nelle fantasie. Una volta risvegliatosi del tutto, si ricorda di essere nel letto di Clarice.

Clarice non c’è, ma è normale che quando lui si sveglia lei sia già andata via, indipendentemente dall’orario. Ogni sera lei si avventura negli oceani di spazzatura e ruderi che circondano i vecchi magazzini e rimane fuori per ore, a volte la notte intera: alla fine riporta vecchi pneumatici, elettrodomestici inutilizzabili, ombrelli rotti, i vestiti strappati di uno sconosciuto, frammenti indefinibili di metallo fuso, qualsiasi cosa potrebbe interessarle per un motivo qualunque.

 


LA PROFANAZIONE DI FEDERICO RADIS

di FRANCESCO CORIGLIANO

Naturalmente, all’inizio il commissario Delfi aveva pensato a una farsa. Uno scherzo di cattivo gusto, di certo ben congegnato, ma pur sempre un’illusione, una montatura, una mistificazione.

Ora, davanti alla finestra del suo studio, osservava le gocce di pioggia ticchettare contro il proprio riflesso sul vetro e scivolare subito, rapide, verso le caotiche e cangianti luci della strada. Pensava, il commissario, che sarebbe stato meglio – “più bello”, gli veniva da dire – se davvero ogni cosa fosse stata finta, inconsistente, come quel riflesso.

 


L’ULTIMO GIRO DI PUB DEI FRATELLI PENNYFEATHER

di L CHAN

Mio fratello mi aspetta fuori al freddo. Non lo preoccupava allora e non lo preoccupa adesso, anche con questo vento che strappa flutti di condensa da sotto il naso. Io invece lo sento il freddo, a me il freddo mi assale. I polpastrelli insensibili dentro i guanti, anche se stringo i pugni e li infilo nelle tasche dei pantaloni; quel dolore familiare al ginocchio fratturato a vent’anni, che mi avvisa del temporale in arrivo.

Non abbiamo passato altre belle serate, non abbiamo passato proprio niente di bello, dopo il fallimento alla stazione di Holborn. Che casino che è stato quello.

 


ANDATE E CONSUMATE

di STEFANO LAPADULA

Sbadigli. Questa mattinata ti sembra non finire mai. Stai disegnando sul tuo quadernetto nero. È l’intervallo e in aula sei solo. Alzi lo sguardo alla finestra e mi guardi. La tua espressione resta atona mentre delinei gli ultimi tratti del disegno. Hai discrete doti artistiche: hai rappresentato realisticamente il paesaggio che vedi dai vetri sporchi. La strada è grigia, gli alberi scheletrici, il prato del parco giallastro. Il cielo è spento e il sole una macchia di senape incrostata su una tovaglia vecchia. Non un’anima viva si aggira per la città silenziosa.

Solo io. Sono in piedi tra le betulle del parco, rigido come una di loro, e indosso un vecchio completo nero. Non distingui i miei lineamenti ma lo sai, sai che ti sto osservando. Io vi osservo tutti. Be’, anche tu ami guardare: le altre persone, il cielo, me, i porno.

Numero 1

LA STAGIONE DEI SERPENTI

di ERIN ROBERTS

Le prime le seppellimmo con cura. Adesso sembra una cosa stupida, ma che avremmo dovuto fare? Dopotutto, erano le nostre figlie. Avevo perfino vestito Sarah per l’occasione – agghindata nel suo vestito da festa, con il cotone giallo brillante che risaltava sulla pelle bruna e un motivo ricamato a mano a coprire il corpo disarmonico.

L’abbiamo adagiata in una piccola scatola di legno, nascosta in un buco scavato da Ray dietro casa, appena sotto il livello del suolo: solo il meglio per la mia primogenita.

 


PASSAGGIO PER ALTROVE

di GIOVANNA REPETTO

Che le mie sorelle avessero un segreto, mi era noto da sempre.

Agata aveva grandi occhi scuri. Quelli di Gemma brillavano, in un serpeggiare di sorrisetti furbi. Fra loro non c’era nemmeno un anno di differenza. Io ero molto più piccola, destinata a correre dietro a quella che mi sembrava, in loro, una totale consapevolezza del mondo.

Giocavamo insieme, poi d’un tratto scoprivo d’esser sola. Si appartavano a confabulare, unite da una cosa impalpabile che mi riempiva d’invidia.

A volte sparivano davvero.

 


UN TRISTE RESOCONTO DELLA FINE DEL CLUB DEL LIBRO BODY HORROR

di NIN HARRIS

Quando le pareti sono sottili, ogni vicino è un criminale e un assassino. Le sirene della polizia urlano ogni notte tra la mezzanotte e le tre del mattino. Un’ordinaria cacofonia che dà adito alle speculazioni. Chi sarà il prossimo a essere derubato? Chi verrà ucciso?

Ogni notte ti chiedi se toccherà a te.

Anche stanotte è così. Stanotte è diverso. Dal soffitto, il solito fracasso della musica techno sovrasta il rumore soffocato di un trapano che, ne sei abbastanza sicura, vìola il codice di comportamento condominiale. Hai concluso che al piano di sopra ci vive uno che si occupa di costruzioni.

 


IL CANTO DEI MORTI

di PAOLO DI ORAZIO

Grande Cimitero comunale.
Pace, immobilità. Tiepida luce del mattino. Rugiada sull’edera, nebbia dolce tra le case dei morti.
E dalla piccola collina delle querce, dove sono i sepolti senza nome, una voce inizia un canto.

Cielo turchese meraviglioso,
carezzato da vento tiepido e pulito.
Bagliore del sole prodigioso,
abbraccio e conforto dall’infinito,
mio bacio amoroso.
Qui tra le querce il freddo è ormai sparito.
È primavera qui, nel giaciglio dell’eterno riposo.