ULTIMO NUMERO

IL SELVAGGIO

di ANGELA SLATTER

Il bambino apparve il primo giorno di maggio.

LP se ne stava in cucina a fare i piatti alla bell’e meglio, maledicendo Kurt che si rifiutava di sborsare la grana per una lavastoviglie (“Ce l’ho già e cucina pure”, con pacca sul culo a seguire, era la sua risposta standard) e fissando la vegetazione incolta nel cortile sul retro che si aggrovigliava con l’antica foresta al confine con la loro proprietà.

Fu il movimento a catturare la sua attenzione, lento eppure piuttosto deciso, cauto e nervoso, e presto ci fu un bambino che sgusciava fuori dagli alberi, facendosi strada tra gli arbusti e l’erba alta.


IL NIDO

di REDA WAHBI

Un primo pugno per il gas aperto. Un altro per la polvere di caffè lasciata su fornelli. Il terzo per aver dimenticato i vestiti sullo stendino e un altro per non aver strizzato bene la spugnetta per lavare i piatti.

Poi mi prende per i capelli: vuole che lo guardi negli occhi prima dell’ultimo pugno. Vuole la mia attenzione, ripulita dalla distrazione del dolore. Un rivolo di saliva gli scivola dai denti stretti, cola lungo il mento ispido e mi cade sul labbro spaccato, mescolandosi al sangue. Ero quasi convinto che il prossimo sarebbe stato per non aver girato la chiavi di tre mandate o per aver dimenticato le mutande in bagno.


UNA BARA APERTA

di H. PUEYO

Il generale Estiano mi ha assunto per occuparmi del corpo, ma evita di parlare con me. Le nostre uniche conversazioni si sono svolte al telefono, quando ha insistito sul fatto che questo lavoro avrebbe richiesto la mia completa attenzione e il massimo della cura. «Una questione di famiglia» aveva detto, «sono sicuro che capirà.»

Quello che mi aspettava nella stanza principale della sua casa era un cadavere imbalsamato che riposava in una bella bara di cristallo, pieno di alcol, glicerina e conservanti per conservare nell’aspetto un’illusione di vita.


BRILLA BRILLA, STELLINA

di LUCA GUISO

Avere paura del buio è normale…

Diego si sentì quasi meglio, leggendo quell’articolo su Wikipedia.

…specialmente come fase dello sviluppo infantile. Quando però raggiunge un grado patologico viene chiamata “nictofobia”. È di grande danno all’equilibrio mentale e fisico dell’individuo se non…

Cliccò sulla croce della finestra del browser e spinse via il mouse con un gesto di stizza. Si accoccolò sullo schienale della sedia girevole, ruotandola per guardare fuori dalla finestra della sua stanza, nell’afosa notte estiva. L’aria fresca che giungeva dal lago faticava a disperdere il calore del giorno che saliva dall’asfalto.